sabato 6 dicembre 2014

IL SERPENTE INDIANO

Il mio nome é Michele e voglio raccontarvi questa storia.


Quando ero un bambino di sei anni amavo andare a scuola e me la cavavo benino ma non avevo amici perché ero molto timido. 
Ero molto curioso di scoprire il mondo intorno a me, ma questa mia curiosità mi creava qualche problemino con la mamma  che mi sgridava spesso perché non voleva che toccassi le sue cose. Lei aveva ragione naturalmente ma se non avessi curiosato proprio nei suoi cassetti non mi sarebbe mai capitato l'incontro che invece sto per raccontarvi.

Un giorno mentre la mamma era uscita per una delle sue solite colazioni tra amiche e mio padre si trovava in cantina indaffarato nei suoi lavoretti di bricolage io entrai in camera da letto e trovai uno strano braccialetto proprio in quel tanto proibito cassetto.

Era un braccialetto d'oro tempestato di pietre nere e luccicanti e sembrava proprio un serpente attorcigliato. Lo presi in mano e il duro metallo si sciolse. Un meraviglioso animale prese vita diventando caldo e morbido fra le mie mani. Mi guardava con occhi dolci e mi disse: "Oh! Finalmente un cuore puro che mi ha sssvegliato, dormo da così tanto tempo che le mie sssspire sssono tutte rattrappite!"
Potete ben immaginare il mio stupore. Era magia?
Eppure quello strano personaggio non mi incuteva paura, anzi sembrava simpatico. Così provai a fare amicizia con lui.
"Io sono Michele ", gli dissi.
Lui mi guardò un po' e poi felice esclamò: " Io mi chiamo Sasà e vengo dall'India! Non ssso nemmeno da quanto tempo è che dormo qui dentro al buio."
-India? E dov'è? -, pensai.

Decisi di portare Sasà nella mia camera e di nasconderlo sotto il letto. "Quando vedi passare la mamma o il papà nasconditi dietro al mobile così non ti trovano", gli dissi e da allora diventammo amici.
Sasà era davvero un tipo speciale e raccontava delle storie fantastiche sulla sua terra, l'India appunto. 

Diceva che c'erano dei personaggi chiamati Fachiri che dormono su letti di chiodi e che le donne indossavano abiti bellissimi, di mille colori e pieni di perline.

Nel suo paese i serpenti più grandi di lui stavano tutto il giorno a riposare in una cesta e poi al suono meraviglioso di un flauto uscivano fuori e si mettevano a ballare. Avevano un sacco di spettatori che li applaudivano perché giravano tutte le fiere del paese ed erano delle vere celebrità. 

Poi mi parlava dei grandi animali che ci sono in India. Mi raccontava degli elefanti che erano dei simpaticoni che agitavano le orecchie per farsi aria. Una volta ne aveva visto uno volare sventolando le orecchie con molta forza per il gran caldo, ma poi si era spaventato ed era caduto a terra facendo un bel buco.

Un suo amico cammello era un bel furbone perché nelle gobbe oltre all'acqua ci metteva il caffè per stare sveglio nelle lunghe camminate nel deserto..
"Cos'è un deserto?" gli chiesi quella volta.
"Oh un dessserto è un luogo meravigliossso. Tanta sssabbia dappertutto, montagne di sssabbia e di giorno un sssole accecante, mentre la notte un freddo terribile e nel cielo sssolo la luna e le sstelle a tenerti compagnia. Il dessserto è un luogo magico!"
"La tua terra è davvero molto bella Sasà, mi piacerebbe venirci un giorno!"
"Oh, mio piccolo Michele, mi piacerebbe tanto tornarci anche ssse ho paura che il cibo che c'è là potrebbe non piacerti perché noi mangiamo tutto piccante mentre tu mangi solo passstasssciutta e minessstrina."

Ero comunque affascinato e il tempo passava coi racconti di Sasà che ogni sera mi teneva compagnia con il suo parlare sbiascicato.
Da quando c'era lui non sapevo più cosa fosse la solitudine, smisi di essere disubbidiente e di curiosare per casa. Tutta la mia attenzione era per le storie di Sasà che con i suoi racconti trasformava le mie serate in viaggi da mille e una notte.

Col passare del tempo mi rendevo conto che Sasà sentiva profondamente nostalgia del suo paese. Lui era felice con me ma gli mancava tantissimo la sua terra.
Così un giorno cominciai a cercare nei libri della biblioteca un modo per aiutarlo. Ormai ero grande sapevo leggere bene e cercai tutte le cartine delle fognature perché una volta avevo sentito dire dal mio papà che passando dalle fognature si poteva raggiungere qualsiasi posto nel mondo. Che idea bislacca...eppure volevo così bene a Sasà che avrei tentato di tutto pur di aiutarlo.

Cominciai le medie e ormai avevo un sacco di amici e ero diventato un ragazzino piuttosto popolare. L'amicizia con Sasà mi aveva aiutato a sentirmi più sicuro ma il mio piano non era ancora ben definito. 

Un giorno mi presentai a Sasà con un grande sorriso e una mappa arrotolata sotto il braccio.
Gli spiegai la mia idea. Avevo segnato con un pennarello tutte le strade possibili dal WC di casa mia fino all'hotel Hermitage di Mumbai. Una mappa precisa con tutti i raccordi, gli sbocchi e i canali di scolo che avrebbe dovuto seguire per arrivare fin là. Era un viaggio lungo ma sapevo che il mio amico Sasà ce l'avrebbe fatta, perché era davvero un tipo speciale.

In quel momento ero felice perché stavo regalando a Sasà la libertà, lui che per chissà quanto tempo era stato indurito e chiuso in un cassetto adesso aveva la straordinaria possibilità di tornare a vivere dov'era nato.

E fu così che Sasà provò a tornare a casa ma dopo qualche giorno me lo ritrovai fradicio e spaventato di nuovo sotto il letto.
"Ohh Michele, non sssono riussscito a tornare a casssa. C'è troppo freddo là sssotto. Ssstarò qui con te al calduccio e continuerò a sssognare la mia India..", e così dicendo mi si accoccolò fra le braccia.
 
E ora che sono stato promosso a scuola ho ricevuto in regalo dai miei genitori un fantastico viaggio e indovinate dove vado? Vado in India a visitare tutti quei posti meravigliosi con una guida un po' speciale.
 
Mentre chiudo il mio bagaglio a mano sono felice perché sto portando Sasà a casa.
"Hai visssto che avevo ragione?", mi dice Sasà "Tu hai davvero un cuore grande e puro!".


Un Cuore nel Sole