giovedì 11 dicembre 2014

Il trono del regno di Zog.

Il regno di Zog si estendeva per tutto il canal grande del naviglio, in quel di porta ticinese. A capo di questo spavaldo e colorato impero c'erano la regina Colombina e il re Canistraccio.

Il servitore preferito dei due regnanti era il fedele amico menestrello Checco. Ma definirlo paggio o menestrello è davvero riduttivo perché lui era poeta e musicista ed era dotato di una voce meravigliosa.
Siamo soliti immaginare i paggi di corte come ometti buffi in calzamaglia, ma questo nostro amico vestiva di gran moda ed era bello e affascinante.

Il baldo re e la dolcissima regina erano molto divertiti dal loro compare che, oltre ad allietare le loro giornate con esibizioni sorprendenti e battute alla pugliese, rendeva i locali del palazzo reale sempre frequentati da avvenenti donzelle, lì venute proprio per fare la sua conoscenza.

- Caro Checco -, disse un giorno la regina Colombina confidandosi con il suo affezionato amico, - Vorrei rimodernare un po' il palazzo. Che ne dici se buttassimo quel vecchio trono? Il re non ci si siede più da tanto tempo e io non ne posso più di farlo spolverare alla povera Cesira con tutti quegli intarsi e quel velluto così delicato. -

Checco non si aspettava quest'aria di cambiamenti e non volendo scontentare la sua amata regina le propose di non buttare il trono ma di venderlo per beneficenza. 
- Dopotutto è ancora un bel trono, comodo pergiunta, e sono sicuro che qualcuno lo prenderà volentieri. Inoltre con il ricavato potrete aiutare i bambini poveri, mia regina.-

La regina che aveva un grande cuore accettò e fece un proclama nel regno per bandire subito un'asta di beneficenza.

"Eppure.. ", pensò il menestrello con nostalgia "Quel vecchio trono, se avesse potuto parlare, avrebbe avuto da raccontare storie meravigliose d'amore, di amicizia, di tradimenti e di speranze ritrovate. E ripensava a quante volte lui stesso si era seduto lì a inventare e a comporre i suoi versi.
 
Nel frattempo la regina stava già contattando un negozio di arredamento per valutare l'acquisto di un nuovo divanetto etnico molto più trendy.

Arrivò il giorno dell'asta e tutto il paese si radunò a corte. Un'asta per il trono del re era un evento assolutamente imperdibile e tutti, anche chi non avrebbe attivamente partecipato all'asta, volevano esserci, anche solo per poterlo raccontare.

Tutti gli interessati furono invitati a provare il trono prima di fare la loro offerta e fu in quel momento che il nostro signor trono si prese la sua rivincita. 

Perché il trono non era per niente d'accordo con queste macchinazioni contro di lui. Ci stava bene lui nel regno di Zog.

Il nostro Checco era incaricato di scortare i partecipanti all'asta vicino al trono.

Si avvicinò un signorotto in panciotto e Checco lo fece accomodare con grandi cerimonie ma quando egli si sedette sul trono usci fuori una gran pernacchia che fece subito intimorire e vergognare il malcapitato.
- Ma che diavoleria è mai questa? -, tuonò il signorotto e corse via indignato.

Il pubblico che non si era accorto dell'incidente, se non della dipartita del ricco personaggio, fece spallucce e incitò il successivo "pretendente al trono" ad avvicinarsi per la prova.

Era la volta di un giovane nobile dall'aria distinta che appena appoggiò il patrizio sedere si ritrovò completamente investito da uno sbuffo di aria bollente.
- Oh ma questo trono è infernale! Mi volete cucinare come un pollo?! -, e scappò anche lui pieno di vergogna.
Questa volta il popolo aveva assistito a tutta la scena poichè il vapore e il fumo aleggiavano ancora nell'aria ed erano tutti stupiti, qualcuno gridava alla stregoneria. I partecipanti all'asta che erano in fila si ritrassero, nascondendosi alla vista.

Il re e la regina si guardarono come per convincersi di aver avuto una visione. Non riuscendo a capacitarsi della cosa si girarono a guardare il menestrello Checco cercando conforto. Ma il menestrello ovviamente ne sapeva meno di loro. Però cominciava a dubitare che qualcuno sarebbe riuscito a portarsi a casa quel trono dispettoso.

All'improvviso dal fondo della folla giunse una voce. - Provo io! -
Tutti all'unisono si voltarono verso il provenire di quella voce e videro una fanciulla bella come una fata. Lunghi capelli biondi e occhi color del cielo. Inutile dire che al nostro menestrello si accese un sorriso etereo sul viso e si precipitò incontro alla gentil donzella.
- Non lo fate, mio bellissimo angelo. Temo per la vostra incolumità, siete bella come il sole di maggio e avete già stregato il mio cuore. Quel trono oggi non ne vuole sapere di essere dato via e ci sta giocando dei tiri mancini. Vi prego, venite via con me e non vi curate di quel trono stregato. -
- Non vi preoccupate per me, mio nobile cavaliere, so badare a me stessa e non è certo per rischiare il mio vigore che sono venuta. Ma vi prego statemi vicino così che il vostro favore possa sostenermi in questa impresa. -
E fu così che la giovane ammiccò al menestrello e lui le si fece ancora più vicino per proteggerla dalla folla che nel frattempo sempre più incuriosità si pigiava intorno a loro.

Quando giunsero di fronte al trono lei accarezzò lievemente un bracciolo e disse: - Io sento la poesia che si effonde da questo duro legno e la dolcezza che si espande da questa soffice seduta. Non avere paura di me è mio desiderio rimanere qui nel regno di Zog con il mio amato menestrello. -
E con eleganza si sedette sul trono che incantato dall'angelico viso di lei, dalle sue soavi parole e dal melenso sguardo del menestrello innamorato, si lasciò andare a una dolce e melodiosa armonia.

E fu così che il trono trovò una nuova padrona, il menestrello poté ancora comporre versi sulla regale seduta e trovò l'amore nonché una meravigliosa musa.
Il trono non si allontanò mai dal suo amato regno di Zog, si spostò solo negli appartamenti del menestrello.

La regina comprò quel bellissimo divanetto etnico che, si scoprì, non amava molto la confusione. 
Ma questa è un'altra storia...

Un Cuore nel Sole