lunedì 7 dicembre 2015

LA FATA ROSA E LA GATTA NERA parte 1

Tutti nel paese di Bontown volevano bene alla fata Rosa, perché lei era buona, dolce, gentile, e sapeva cucinare le torte migliori della zona e ovviamente, essendo una fata buona, dolce e gentile, le condivideva con tutti gli abitanti del paese di Bontown.

Un giorno, fata Rosa stava coltivando con amore i fiori nel suo bel giardino, mentre potava le rose si punse. La goccia di sangue rossa che uscì dal suo dito cadde nella terra e in pochi secondi germogliò una bellissima pianta di tulipani rossi, vispi e sorridenti. Appena il primo fiore sbocciò, salutò la fata Rosa e le mandò un bacio.
Era magia? Era amore? Entrambe le cose.

La fata Rosa aveva un gatto di nome Ombretta. 
Era un gatto magnifico con un pelo nero e lucente, occhi dalle iridi gialle e luminose e con le pupille nere attente e  penetranti. Tutti erano meravigliati che la fata Rosa accudisse con amore quel gatto nero come la pece.
La sua cara amica Violetta, quando aveva visto arrivare la fata Rosa con in braccio quel cucciolo di gatto le aveva detto:
"Ma insomma Rosa, che animale hai lì? Un figlio delle streghe? Nero come la notte e con quegli occhi fulminanti come  un lampo del diavolo!"
Ma Rosa accolse il commento dell'amica con un meraviglioso sorriso e le rispose:
" Oh mia cara, è nero e lucente il suo pelo, ma il suo cuore è bianco e candido come la neve. Ed è quello che farà di lei una fedela amica, non certo il colore del suo mantello. E i suoi occhi sono certo gialli e splendenti, proprio come il sole di questa mattina che, pur accecandoci, ci scalda con il suo respiro di vita."
E a questo ,seguì solo il silenzio dell'amica che non ebbe più nessuna risposta da darle.

Passarano i mesi e la gatta crebbe fiera e amata dalla sua padrona e ne ricambiò con altrettanto ardore ogni carezza. Spesso si stendeva sul muretto più basso del recinto della casetta di fata Rosa a prendere il sole, seguendo ogni movimento della sua padrona mentre stendeva i panni, curava l'orto o dava da mangiare agli uccellini. 
Lei quegli uccellini lì, li guardava con curiosità, avrebbe voluto inseguirli e cacciarli ma per amore della sua padrona tanto buona, non lo faceva mai.
Chi passava di là, salutando la rata Rosa, vedeva Ombretta stesa al sole e non poteva fare a meno di farle una carezza, alla quale lei rispondeva con un "miao " dolce e soddisfatto.
Alla fine tutti finirono per amare Ombretta, così come amavano Rosa.

Ma c'era qualcuno che non apprezzava la stramberia della fata e tramava da tempo nell'ombra per cercare di portarle via quella meravigliosa gatta.
"Non sia mai che una fata possegga una bestia più bella della mia!", urlò la strega Grigia guardando con orrore il suo gatto che era sporco, magro, spelacchiato; nefasta conseguenza della sua malvagità e della sua scarsa cura. 
E il suo piano era semplice, doveva rubare il gatto e portarlo alla sua dimora, lo avrebbe legato con uno stretto guinzaglio e lo avrebbe esposto all'ingresso del castello così tutti avrebbero ammirato il suo splendido animale, proprio come aveva fatto con il vecchio gatto, finchè non era diventato brutto e aveva dovuto ritirarlo.

Dopo alcune settimane di cospirazione, decise di aspettare il giorno successivo per andare a rapire la gatta mentre la fata Rosa era fuori casa per portare i suoi dolci agli amici cittadini. Sapeva bene che ogni martedì pomeriggio portava i biscotti alla casa del fattore e si fermava da loro per mezz'ora almeno per prendere il tè. Quello sarebbe stato il momento giusto.

Il giorno dopo, infatti appena la fata Rosa uscì di casa con il paniere pieno di dolci, la strega Grigia si avvicinò alla casa. La gatta era proprio lì, sul davanzale della finestra di fronte, accuattata a sonnecchiare al sole.
Doveva tirarla fuori di là e si trasformò in un topolino bianco, sperando che la gatta iniziasse a inseguirla.
Ma quando gli scodinzolò davanti, quella non fece alcun segno di interesse, anzi dormiva e russava.... allora fece un pò di rumore per svegliarla, squittì a più non posso ma anche quando attirò la sua attenzione la gatta la fisso con i suoi occhietti assonnati, fece un enorme sbadiglio e tornò a dormicchiare.
"Forse è un gatto fine, e non gli interessano i topi, proverò a trasformarmi in un uccellino, vediamo che reazione avrà!", disse la Strega e così fece.
Cinguettando svolazzò proprio su quel davanzale, svegliando la gatta ma questa lo guardò e gli disse: 
" Miaooooo, che fai mi disturbi? Io non ti mangio e adesso non ho voglia di giocare. Miaooo va via perfavore.", miagolò la gatta.
"Ah si?!", esclamò l'uccellino-strega. "Ma come è possibile che un gatto non  voglia mangiare un uccellino così sano e succulento?"
"La mia padroncina, mi da già tutto ciò di cui ho bisogno, e ogni tanto anche qualche biscottino fatto apposta per me, non ho bisogno di sbranare animalucci indifesi, vai pure a giocare più in là"

Come descrivervi la rabbia della strega che in un attimo si ritrasformò e decise di passare subito alle maniere forti, agguantò la gatta e la chiuse in un sacco, portandola via senza più troppe storie.

Ah che orrore quando la fata Rosa rientrò a casa quella sera e non trovò la sua cara Ombretta. Credette di impazzire ma per fortuna ebbe subito notizia di ciò che era avvenuto dal tulipano, che aveva visto tutto ma purtroppo non aveva potuto aiutare la sua amica gatta.

Lo spettrale castello della strega era proprio al limitare della foresta e la fata Rosa vi si recò subito, nonostante la paura e la notte che oramai si stava avvicinando. Le tenebre avvolgevano il castello illuminato da fiacche candele e quando la fata Rosa vi arrivò fece appello a tutto il suo coraggio per azionare il battacchio del portone.

.....



UN CUORE NEL SOLE