domenica 25 gennaio 2015

Un figlio è l'esperienza più bella che una donna possa vivere.

Qualche mese fà ho scritto un racconto sulla mia esperienza di parto, che è stato pubblicato qui: http://www.damammaamamma.net/2014/11/racconto-di-parto-n-18.html.
In questo racconto ho sfogato tutta l'ansia e la paura provata nel momento in cui partorii mio figlio e devo ammettere che è stato un'esercizio meraviglioso.

Ora voglio raccontarvi altro, quell'altro che non vi spaventerà ma che vi farà capire che diventare mamme è un'esperienza così unica e complessa che non si può raccontare seguendo un solo filo di emozioni. 
Parto col dirvi che io ho sempre desiderato un figlio. 
L'idea di un figlio per me era il coronamento di tutto. Mi immaginavo felice e realizzata con in braccio il nostro bambino. Era un punto d'arrivo e una nuova partenza per un bellissimo viaggio iniziato con mio marito a 16 anni, attraversando piccoli problemi di soldi e fatiche che oggi tutto sommato mi sembrano piccolezze, ma allora erano montagne.
Ci siamo sposati dopo due anni di convivenza e risparmi e credo di aver avuto una bella festa e quelle due righette rosa arrivarono il mese dopo. 

Avevo il mondo in mano. 

Sentivo che sarebbe stato un maschio perché la sensazione era troppo forte. Non mi importava molto il sesso del nascituro, maschio o femmina era uguale, ma la sensazione diceva maschio e mi sarebbe sembrato strano il contrario.
Quando mi confermarono che era un maschio risi come una matta, mi sentivo una strega. Ma chi lo sa come vanno queste cose? Molte amiche dicono che non è strano avere queste percezioni.

Ero contentissima. 
Il morale cominciò a calare quando cominciai a non stare bene. Pressione bassa e svenimenti improvvisi che non sapevo come controllare. La ginecologa era distratta e minimizzava la situazione. Ogni tanto una malattia ma dell'anticipata nemmeno la possibilità perché non ero in pericolo secondo lei anche se un giorno stavo tornando a casa dal lavoro e mi sono sentita male in auto. Ho accostato a lato e ho tirato giù il sedile mettendo le gambe sul volante. Mi schiaffeggiavo da sola per non svenire. Per fortuna avevo sempre le mie bustine di zucchero in borsa e ne trovai subito una. Sopravvissuta anche a questa!

Lo raccontai alla famosa ginecologa e mi riempì di ferro e magnesio e tante grazie per una settimana di malattia.
Ammetto di non essere stata molto furba; anch'io speravo che la situazione si sarebbe risolta col passare del tempo e non volevo passare per quella esagerata, ma oggi con il senno di poi, sento che avrei dovuto cambiare subito ginecologa.

Leggevo tutti i libri e le riviste sulla maternità che trovavo. Mi preparavo alle cose pratiche senza sapere cosa avrei vissuto e posso dirvi che tante cose nei libri non vengono raccontate. Per il resto ho fatto tutto ciò che fa ogni mamma in attesa. 
Speravo e pregavo perché avevo paura. Avevo paura per me e per il mio bambino: avevo paura del parto, avevo pure paura di morire!

Quando cominciarono le doglie era sera. Ero dubbiosa perché avevo letto che dovevano essere regolari e le mie invece non lo erano. Erano dolorose ma le sopportavo. Comunque nel dubbio io e mio marito siamo corsi al pronto soccorso. Arrivai là sulle mie gambe, compilai i moduli, scherzai con la dottoressa che mi visitò, e quando mi disse che ero a cinque cm mi stupii e smisi di ridere. Niente epidurale e dopo poche ore ero a nove cm e da qui la sapete...

Ve l'ho scritto nell'altro articolo che era brutto il mio bambino, poveretto mille colori e con la boccuccia faceva strane smorfie eppure era la cosa più bella del mondo.

Nel momento in cui lo incontrai mi venne da piangere e ridere insieme perchè quel flusso di emozioni era indefinito e non sapeva come uscire. Piangevo perché era una cosa troppo grande e ridevo perché era una cosa troppo bella. 
Lo guardavo e mi domandavo perché avesse la testa così lunga. Era colpa della ventosa che avevano usato per tirarlo fuori e nei mesi a venire sarebbe andata a posto.
Aveva le manine violacee, grinzose e magroline, le muoveva e io gliele sfioravo pensando che erano davvero piccole e fragili eppure sarebbero diventate grandi e forti come quelle del suo papà.
Lo appoggiai al petto. Era caldo e vivo e continuava a girarsi in cerca di chissà che cosa. Dopo pochi minuti di vita il suo istinto lo portava a cercare il mio seno. 
E questa è stata una sensazione davvero speciale e miracolosa, in quel momento lui succhiava da me la vita. Fu quello il momento in cui comprensi che io e lui per molti mesi saremmo stati una cosa sola, lui avrebbe dipeso da me per mangiare e per consolarsi. La coccola più primordiale, animale e vera.
In quel momento ho capito che avrei dato la vita per lui.

Ecco perché volevo allattare e mi dedicai il più possibile a questo ma il mio corpo non era molto d'accordo. Ero troppo debole e le ho provate tutte: ragadi, mastiti, mastosi e vi dico che si sopravvive a queste cose, ma l'esperienza di allattare al seno è una di quelle che spesso sogno ancora la notte e mi da pace.
Insistendo arrivai ad allattarlo solo al seno dopo due mesi e fino agli otto. Poi dovetti smettere perché mi ammalai di labirintite e per curarmi addio latte. Ci rimasi male, lo ammetto, ma qualche mese dopo tornai al lavoro e lui ormai era alle pappe quindi me ne feci presto una ragione.

Mio figlio oggi ha sei anni. E' molto vivace e la sua vivacità ha causato qualche problemino alla mia vita sociale perché ho dovuto limitare parecchio le uscite e rinunciare a ristoranti e posti troppo formali ma chi se ne frega , a casa con lui si sta benissimo.
E poi un'uscita da sola con le amiche ogni tanto risana ogni mancanza.

Un figlio è l'esperienza più bella che una donna possa vivere. Io con mio figlio sono cresciuta come madre e come donna.
Le responsabilità è forte e si è fatta sentire subito e da quel momento lui è diventato il metro attraverso il quale rivalutare il mondo. 
Mio figlio mi ha portato a rivedere tante cose intorno me: 
- le amicizie sono cambiate e solo le più forti sono rimaste; 
- il mio modo di affrontare le cose è cambiato: tutto passa in secondo piano davanti a lui;
- il forte senso di ineguatezza è mitigato delle forti emozioni che vivo per ogni sorriso, per ogni nuova scoperta.;
- dopo i primi anni dove veramente mi sono dedicata totalmente a lui ho ripreso coscienza di me, non più solo come mamma, ma come donna. Non sono più la ragazzina ma la "donna";
- l'amore per mio marito è diventato anche l'amore per il padre di mio figlio. Un profondo senso di condivisione che mille anni di convivenza e di progetti non avrebbero mai potuto darmi. Un figlio può dividere le coppie perché è un elemento di disturbo a volte, l'intimità è messa a rischio e la stanchezza allontana. Ma il senso di famiglia mi fa sperare che ogni nostro passo andrà sempre nella stessa direzione. Per questo mi impegno ogni giorno e prego Dio di aiutarci a stare insieme.

Un Cuore nel Sole