mercoledì 30 dicembre 2015

STORIA DI UNA CAPINERA di Giovanni Verga

Anno 1871

Leggere questo libro è  stato insieme bello e difficile: ho pianto in più punti, mi ha commossa e straziata.
E' un libro davvero struggente e pensare che é  stato scritto da un uomo mi ha affascinata ancora di più. La grandezza di Verga in questo romanzo é incontestabile. Il realismo di ogni scena che descrive è avvolgente, quando descrive una passeggiata nel castagneto, sembra di essere lì e di sentirne i profumi, i suoni e l'atmosfera. Quando descrive i sentimenti di Maria ti fa sedere vicina a lei con una voglia di abbracciarla e consolarla, come ha studiato le sfumature dolci, briose e a tratti isteriche di questa donna.

Ho solo un grande rammarico su questo libro: aver letto in tutte le recensioni, e persino nella seconda di copertina di questo libro che Maria, la giovane protagonista, alla fine impazzisce. Secondo me in realtà  non impazzisce affatto, anzi lei é  l'unica sana di mente in questo libro.
Lei prende coscienza del suo stato, si rende conto che l'entrata in convento é  stata per lei una scelta obbligata, non consapevole, e senza via d'uscita.  Il non sentirsi più  adeguata a quel luogo, oltre che la passione amorosa per Nino e all'amore per tutte le cose belle che ha perso, la portano a sentirsi come una condannata a morte.

Consiglio a tutti di leggerlo perché  questo, secondo me è  uno di quei libri che ti cambia il cuore.

"Era morta, povera capinera! Eppure il suo scodellino era pieno. Era morta perché in quel corpicino c'era qualche cosa che non si nutriva soltanto di miglio, e che soffriva qualche cosa oltre la fame e la sete."

Un cuore nel sole.