lunedì 15 settembre 2014

Al furgone dei panini.

Si tornava tardi da ballare e questa era una tappa imperdibile: il chiosco dei panini con la porchetta.
Come si faceva poi a dormire dopo aver trangugiato panini con la porchetta e birra fresca non lo so, misteri degli stomaci da adolescente. 

Intorno a questo furgoncino gira la vita notturna, quella più verace, molto lontana dagli attici in centro e dai locali lussuosi. 
Eppure qui si incontra la gente più particolare, i nottambuli tiratardi che, nonostante una serata trascorsa in discoteca, hanno ancora voglia di stare in giro, di godersi la vita fino al mattino.

Quella sera tra la variegata folla che attendeva di essere servita c'era anche lei, passava inosservata, vestita molto semplicemente con un cappotto lungo che la nascondeva al mondo e un cappello che copriva tutta la sua solitudine.
Non tornava da una serata di divertimenti ma si nascondeva fra la gente e teneva lo sguardo basso, non voleva incontrare nessuno, aveva già visto troppo per quella sera.

Era un'altra notte in strada. Un'altra notte da prostituta.

Sotto quel cappotto il suo corpo era umiliato, ferito, sconosciuto, eppure camminava fiera con la schiena diritta. Doveva saziare la fame. Doveva tenersi in vita per poter scappare.

L'uomo che la servì non la guardò neppure, le chiese l'ordinazione e si mise all'opera. Non poteva chiedere nulla di meglio di questo anonimato: nessuno che le chiedesse come stava, tanto non sarebbe riuscita a rispondere perché come stava lei non lo sapeva più.
Il suo corpo era lì a chiedere cibo ma la sua testa era fuggita, era tornata sulla spiaggia dove correva da bambina, aveva il vento che le scompigliava i capelli e la mamma che la chiamava, aveva i fratelli intorno e il sole sulla faccia.

"Prego signora", la voce del porchettaio la richiamò alla realtà e lei prese il suo pacchetto e si sedette ai tavolini. Cominciò ad aprire la sua coca cola e sbocconcellare piano il suo panino.
"Scusi, posso?" , alzò il viso e incrociò lo sguardo di un uomo che le chiedeva di sedersi vicino a lei.
Esitava a dare il permesso a quello sconosciuto, voleva star sola, ma lui interpretò il suo silenzio come un si e si sedette di fronte a lei.
Ecco, era fatta, voleva stare sola e invece questo uomo era venuto a disturbarla.

Lui si mise a mangiare con lentezza, non la guardava, non le parlava. Lei che all'inizio era infastidita dalla sua presenza, si ritrovò a lanciare occhiate verso di lui, spiare le sue mani forti e affusolate, molto curate, studiava il suo modo di fare. Sembrava molto concentrato su ciò che stava mangiando. Prendeva piccoli bocconi, masticava piano, senza fretta, godendosi ogni attimo.
Era bello: lineamenti forti, barba appena accennata, un piglio sicuro. Le aveva sorriso senza malizia, un sorriso sincero.
Guardarlo la fece rilassare. Tutto il suo corpo si stava distendendo e si ritrovò a fissarlo senza accorgersene.

Aveva vissuto l'inferno e ora si stava sciogliendo. Avrebbe voluto parlargli ma cosa mai avrebbe potuto dire una prostituta a un uomo come lui? Lei che non era affatto abituata a parlare, coi clienti tutto si risolveva in poche frasi. E perché si era seduto accanto a lei? Forse se avesse aspettato le avrebbe parlato lui, così come aveva fatto poco prima. Era in attesa, in attesa di lui.

Lui non la guardava ma percepiva i suoi occhi su di sé. Occhi meravigliosi, occhi malinconici e meravigliosi.

Era passato di lì per caso. Era uscito con una donna molto bella, una nuova collega di lavoro, che però durante la cena si era dimostrata molto noiosa. Così la serata era terminata con l'accompagnarla a casa e nessuna prospettiva per la nottata.
Girovagando per la città aveva incrociato il chiosco luminoso sulla via e l'acquolina in bocca lo aveva fermato. La cena non lo aveva per nulla saziato, oltre che la compagnia, anche il cibo era stato noioso, un ristorante troppo caro e troppo fine per il suo palato esigente. Lui, cresciuto a cannelloni e arrosti, non poteva sopportare questi piatti elaborati e minuscoli che propinavano i ristoranti ricercati.

Poi avvicinandosi sempre di più al furgoncino illuminato aveva visto la sua figura, alta, snella, flessuosa, non poteva vedere il suo viso ma sentiva che non lo avrebbe deluso. Le si mise accanto e ne senti il profumo: il profumo di rose. Quello fu l'attimo in cui capì. Il suo corpo si tese, il suo cuore perse un colpo, la sua ricerca era finita.

Voleva parlarle e dirle che era lei, ma doveva essere libero, doveva finire quello che stava facendo per potersi concentrare su di lei. Era incredibile quello che sentiva. Sapeva che una volta detto sarebbe apparso ancora più surreale. 
Quando le chiese di sedersi vicino a lei ebbe la possibilità di guardarla in volto. Non attese la risposta perché gli cedettero le gambe per la commozione e si sedette subito. Ormai era fatta. L'aveva di fronte e doveva fare quello che il destino aveva progettato per lui.

Finì con calma il suo spuntino, poi alzò lo sguardo su di lei e le parlò. Lei lo stava già guardando, forse era assorta nei suoi pensieri, ma lo stava guardando. L'alchimia era scattata.  Doveva solo parlarle, solo dirle cosa sentiva e tutto sarebbe andato al suo posto.

"So che non potrai crederci ma io ti cercavo." Ecco lo aveva detto, il rospo era sputato, ora bastava aggiungere i dettagli. "Ho sentito il tuo profumo e ho capito che ti aspettavo. Stasera non dovevo essere qui, avevo una donna con me ma l'ho trovata noiosa e l'ho accompagnata a casa e poi mi sono ritrovato qui. E ci sei tu. Perché sei qui, se non per me?"

Una cascata di ghiaccio. Lui l'aspettava? Ma se non sapeva nemmeno chi era? Eppure quella sensazione di calma che lui le aveva regalato aveva predisposto tutto il suo corpo all'ascolto, all'attesa delle sue parole.
" Io non so chi sei, cosa vuoi, io sento la tua voce per la prima volta. Non puoi dirmi queste cose, tu non sai cosa faccio. Io scapperò con te, mi fiderò di te se mi porterai via da questa vita."

E li vidi alzarsi e andar via..

E' una favola moderna, non è una fatto realmente accaduto, oppure si, ma io non ne ho conoscenza.
E' solo un sogno. E' un sogno che ha un profumo, un dolce profumo di donna, un profumo di rosa, e come sfondo una realtà urbana come quella che c'è poco distante da casa mia, dietro la rotonda.

Chissà che prima o poi accada quello che ho immaginato.

Un Cuore nel Sole