mercoledì 10 settembre 2014

Il consolatore

Stavamo sempre insieme e anche in mezzo agli altri riuscivamo sempre a ritagliarci i nostri momenti da soli. Non eravamo fidanzati come pensavano gli altri, semplicemente avevamo i nostri pensieri un pò diversi da condividere.
Fidanzati o amici intimi non lo siamo mai stati.

Solo con te potevo parlare senza vergogna delle incertezze e dei dubbi che mi assillavano, del mio corpo che cambiava e non era come volevo. E' questa la semplice realtà che ci legava: con te non avevo competizione, non dovevo essere più bella, non dovevo esser più simpatica, dovevo semplicemente raccontarti quello che provavo e tu mi ascoltavi.

A quell'età mi innamoravo spesso e per lungo tempo di ragazzi che non mi volevano. Allora tu diventavi il mio confidente e il mio consigliere.
"Se gli scrivo una lettera? Se gli faccio un lavoretto a maglia con il suo nome ricamato sopra gli piacerà? Se mi faccio trovare lì e gli dico così?", ti chiedevo.
E tu mi sorridevi e mi dicevi che non dovevo fare nulla. Dovevo solo sorridere e se lui fosse stato interessato avrebbe fatto il primo passo.
Invece io, testarda, quella pazienza lì non l'avevo proprio. Sorridevo è ovvio, ma poi passava il tempo e non succedeva nulla. Al secondo giorno ero già stufa e allora cominciavo a scrivere.

Quelle lettere erano molto sdolcinate e nei destinatari sortivano un effetto strano. Scappavano ancora più lontano oppure, se erano dei maleducati, le facevano leggere a tutti per poi prendermi in giro.

E qui interveniva il consolatore.

Il tempo è passato e ci ha separati. Siamo cresciuti e ci siamo persi dietro a nuovi amori e nuove compagnie, ma io ti ricordo ancora con profondo affetto.
Tu hai conosciuto la parte più ingenua di me, la mia parte ragazzina, che non doveva conquistare nulla con te, perchè avevo già tutto: la tua amicizia.